lunedì 28 maggio 2012
IL PROGETTO PEO
sabato 7 aprile 2012
“SONO A CASA” (scrive Carolina)
Un po’ di tempo fa chiacchierando al telefono con un’amica ho avuto l’occasione di fare una riflessione; alla semplice domanda: dove sei? Ho risposto a casa e lei subito mi ha chiesto per quanto tempo rimanevo in Italia; io, con un sorriso, le ho risposto che ero nella casa nella quale vivo ma in Brasile!
Per qualcuno può essere strano ma per me ora casa è qui: con le persone e nella realtà dove sono inserita.
Casa? Credo sia difficile definire tutto ciò che ciascuno intende con questa parola, così breve ma tanto ricca di emozioni e significati.
Per le persone che abitano qui, ad esempio, è solo un luogo dove dormire visto che trascorrono la maggior parte della loro vita fuori di casa, aiutati da un clima caldo che invita a stare “fuori”.
Non essendoci bisogno che la casa ripari dal freddo è anche costruita in modo semplice e le sue caratteristiche principali sono: la praticità e la rapidità di costruzione. Soprattutto in Cidade Olimpica, inoltre, è difficile trovare case vuote, c’è sempre qualcuno che se ne sta occupando: qualcuno della famiglia o magari un vicino.
Per questo non si deve avvertire o telefonare prima di andare a fare una visita a qualcuno come succede in Italia. Non ci sono campanelli, se non nelle case più “ricche”, (o di preti e suore!) ma per annunciarsi si battono le mani fuori dalla porta e si aspetta che qualcuno si faccia vivo.
Le persone sempre apprezzano di ricevere una visita e non ci deve essere un particolare motivo per far visita ad una persona, basta solo la voglia di far due chiacchiere.
Date queste premesse, la visita in casa è per noi anche una modalità di lavoro: in ogni progetto della Fondazione JPA, di cui facciamo parte, sono previste visite regolari ma si visita in casa anche per raccogliere le iscrizioni o per pubblicizzare le diverse iniziative. Nelle attività della Parrocchia, soprattutto ora con le Sante Missioni Popolari, la visita in casa è anche una modalità di annuncio del Vangelo oltre che d’incontro con le persone.
In Italia, come ben sapete, la visita in casa è molto più “timida”, è fatta se c’è un motivo ben preciso, di solito è programmata o su invito. Chissà se, quando tornerò, riuscirò a ricordarmi di tutte queste regole?? O forse anche lì ricevere una visita per far due chiacchiere potrebbe diventare un modo per far nascere e crescere relazioni o magari annunciare il Vangelo.
In questo periodo ho avuto tempo e motivi per pensare alla mia vita a Cidade Olimpica e credo di aver camminato con gioie e fatiche ma con l’obiettivo di andare incontro alle persone. Già prima di partire era chiaro che l’aspetto fondamentale dell’esperienza e della presenza qui sarebbe stato quello della relazione e non tanto quello dell’azione ma posso dire che è uno stile da scegliere ogni giorno e da vivere nei diversi impegni, non basta averlo capito al momento della partenza.
Il primo periodo è stato difficile e spesso mi ha fatto sentire persa tra strade, persone e soprattutto parole sconosciute. Il sentirsi persi, come si può ben immaginare, non è una bella sensazione ma se la si accoglie e al tempo stesso la si affronta credo permetta di fare interessanti scoperte: riguardo alle nostre capacità ed energie ma anche riguardo la disponibilità e le risorse dell’altro con il quale entriamo in relazione.
In Brasile in misura maggiore rispetto alle esperienze precedenti, ho avuto modo di sperimentare concretamente l’importanza dell’altro: sia dei membri dell’equipe missionaria (Maria, Francesca, Damiano, Isacco, e i padri) sia delle donne, degli uomini e dei bambini con i quali ogni giorno entro in contatto.
A questo proposito credo interessante la riflessione di un teologo laico che si occupa di missioni, Luca Moscatelli, che, riprendendo la lettera di san Paolo ai Corinzi (1 Cor 12,7-11) sottolinea la diversità come elemento fondante della comunità, mentre l’unità ne è il punto d’arrivo.
Ecco quello che scrive a riguardo:
“ E infatti subito dopo aver richiamato la radice comune ecco che Paolo comincia a distinguere: a uno dona questo, a un altro questo, a un altro quest’altro. A ciascuno qualcosa che è suo e che lo rende appunto unico e in qualche modo insostituibile. E lo Spirito fa questo come vuole, non come vorremmo noi. Lo vuole dare a un laico? Ebbene lo fa. A una donna? Fa anche questo. A noi è chiesto di apprezzare e godere i vantaggi di questa scelta. E’ ben strana questa scelta di Paolo e deve davvero essere un punto importante se l’apostolo, a una comunità divisa in partiti, ricorda la diversità. […]ma una diversità di persone dove ciascuno è unico e insieme utile. Non è la diversità di chi tende a imporsi (tutti come noi / come me), ma quella che chiede di essere vissuta nel rispetto e nella valorizzazione reciproca” (Luca Moscatelli “Urgenze, Povertà, Conversioni”).
Per concludere, quindi, prendo in prestito questa idea di Moscatelli: il mio cammino qui è iniziato percependo e vivendo fin da subito la diversità con le sue gioie e le sue fatiche ma mi piace pensare di aver come meta l’unità, che forse non si realizzerà totalmente ma sarà un buon obiettivo da portare con me anche in futuro.
e la nostra gioia è grande:
il sepolcro vuoto, non più luogo di morte,
diventa il simbolo di una Vita nuova
che vede la luce laddove sembra regnare solo il buio.
Che in quell’alba di giorno nuovo, anche noi,
insieme con Maria e i discepoli,
finalmente possiamo credere che,
aldilà della sofferenza e del dolore,
dentro il grido di disperazione di molti,
ci sono la Vita e la speranza.
Che noi tutti oggi possiamo sentirci amati
nella certezza di non essere soli!
lunedì 2 aprile 2012
ISTRUZIONE COSA AMMIREVOLE? (scrive Maria)
Mi è tornato alla mente in questi ultimi giorni un aforisma di Oscar Wilde a cui sono affezionata fin dai tempi dell’adolescenza quando l’istituzione scolastica creava non pochi problemi di accettazione agli occhi di una, allora, diciassettenne che criticava i fondamenti di un’istruzione spesso nozionistica e sterile, legata più ai risultati che non ai processi di apprendimento.
Quel che diceva il noto scrittore è che l’istruzione è una cosa ammirevole, ma che è bene, di tanto in tanto, ricordare che nulla di ciò che vale la pena di sapere nella vita può essere realmente insegnato.
In Cidade Olimpica nelle due maggiori scuole di “ensino fundamental” (scuole elementari) del municipio ancora non sono cominciate le lezioni che sarebbero dovute partire il giorno 30 di gennaio, piú di sessanta giorni fa.
Le motivazioni addotte sono molte e scaricano la colpa ora allo sciopero dei professori stanchi delle condizioni di lavoro, delle strutture fatiscenti, delle classi sovraffollate, degli stipendi bassi che arrivano ogni tre, quattro mesi, ora alla politica disinteressata del “prefeito” (il sindaco) che non accetta nemmeno di sedersi al tavolo di trattativa con il sindacato dei lavoratori e che appare del tutto disinteressato all’argomento preferendo sviare il denaro in operazioni che garantiscano più visibilità politica in vista delle vicine elezioni.
Facendo una piccola ricerca circa i dati di funzionamento delle scuole municipali in Cidade Olimpica durante lo scorso anno scolastico (febbraio-novembre 2011) con il gruppo del Cepa (Centro di Ascolto e di Primo Accompagnamento) della Fondazione JPA, abbiamo calcolato che in una sede staccata di una di esse le lezioni effettive hanno coperto solo tre mesi (sugli otto previsti) con un monte orario ridotto: le motivazioni riportate dalla direttrice sono per lo più legate alle carenze strutturali, all’assenza dei professori e, addirittura, al mancato pagamento dell’affitto dell’edificio.
Sempre durante lo scorso anno ho avuto la possibilità di collaborare come volontaria nella “sala de recurso” (l’aula di sostegno) di una scuola municipale di Cidade Olimpica con gli alunni portatori di disabilità: per loro sarebbe assicurata una professoressa (che non sempre è presente) ma nella completa assenza di materiale e di spazio adeguato per svolgere le attività. Per gli altri alunni la situazione cambia di poco: aule sovraffollate con un professore responsabile di quaranta e più alunni, ambienti spesso caldissimi, acqua che a giorni alterni manca, insegnanti spesso disinteressati o semplicemente stufi delle condizioni di lavoro.
Risultato: solo pochi alunni vanno tutti i giorni a scuola e ancora di meno possono dire di uscire con un bagaglio culturale almeno sufficiente per accedere alla scuola superiore e poi all’università.
In tutta questa confusione le famiglie sembrano a volte annegare, barcamenandosi in qualche modo perché il figlio possa avere un’istruzione minima: ma i corsi di “reforço” (lezioni di ripetizione) spesso sono privati e a pagamento e, non sempre, sono gestiti da personale adeguatamente formato e capace.
Altri genitori si disinteressano dell’argomento ritenendo quasi normale che il figlio vada a scuola qualche giorno a settimana, che la scuola non sia ancora cominciata senza previsioni di apertura, che, per mancanza di manutenzione, l’acqua venga a mancare con la conseguente chiusura della struttura.
Di fronte a tutto questo si può, certo, continuare ad affermare, come dice Oscar Wilde, che le cose importanti nella vita si imparano con l’esperienza ma non possiamo esimerci dal porci una domanda fondamentale: quale futuro avranno questi bambini? In un Brasile che continua a crescere e a svilupparsi quale posto avranno questi uomini e donne del futuro? Quale opzione avranno di riscattarsi dalla situazione di povertà in cui sono nati?
Perché l’istruzione sia una cosa ammirevole deve essere accessibile a tutti partendo da buoni livelli di preparazione degli insegnati e da una struttura che ponga come valore primario lo sviluppo del bambino: qui, spesso, questo sembra essere ancora un sogno.
Noi speriamo che diventi quello di molti e che le cose finalmente, possano cambiare.
mercoledì 22 febbraio 2012
PER UN FELICE 2012! (scrive Maria)
| “Que, depois de tanta maravilha que anda realizando, a humanidade não se divida em blocos, não se arme como nunca, não brinque com forças que amanhã poderão arrasar a terra. Que, ao invés de tanto medo e de tanto sobressalto,o homem saiba que, nos momentos mais difíceis, na escuridão mais escura, na noite mais noite, há o começo de uma luz... Que o homem, meu irmão de grandeza e de miséria, reencontre a esperança!” (dom Helder Câmara) | “Che, oltre alle tante meraviglie che sta realizzando, l'umanità non si divida in blocchi, non si armi all'inverosimile, non giochi con forze che un domani potranno radere al suolo la terra. Che, invece di tanta paura e di tanto spavento, l'uomo sappia che, nei momenti più difficili, nel buio più buio, nella notte piú notte, ha inizio una luce... Che l'uomo, mio fratello di grandezza e di miseria, ritrovi la speranza!” (dom Helder Câmara) |
Invece di tante parole desidero, in questa lettera, semplicemente augurare a tutti un felice 2012 condividendo una frase tratta dal discorso pronunciato da dom Helder Câmara nel giorno del suo ingresso come arcivescovo nell'Arcidiocesi di Olinda-Recife (Pernambuco).
Le sue parole vengono pronunciate nel 1964: sono gli anni del Concilio Vaticano II, il Brasile sta entrando nella dittatura che si protrarrà per vent'anni durante cinque governi militari, il nord-est è già tristemente famoso per essere la regione più povera del Paese.
Aldilà del periodo storico in cui si inseriscono, credo, comunque, che esse rimangano ancora oggi estremamente attuali e che l'augurio di ritrovare la speranza sia sempre più urgente nel contesto sociale così come nelle nostre vite di tutti i giorni.
Che la positività di pensiero e lo sguardo ottimista con cui dom Helder guarda all'uomo e alle sue capacità siano anche nostri.
Che la paura non ci renda ciechi e non ci faccia sentire soli di fronte alle difficoltà e alle situazioni in cui non vediamo una via di uscita ma ci spinga, invece, alla ricerca di un incontro e di un confronto.
Che tutti noi possiamo sentirci sempre più parte di una unica umanità, fratelli, al di qua e al di là dell'Oceano, di grandezza e di miseria.
Che il 2012 ci veda speranzosi e fiduciosi!
| con i nostri genitori |
giovedì 26 gennaio 2012
PROGETTO SPORTIVO - LA "CAPOEIRA"
La fondazione JPA propone all'interno del progetto sportivo con i bambini del bairro anche la capoeira (arte brasiliana nata tra gli schiavi negri che unisce elementi di danza a quelli della lotta): ecco alcune immagini dell'attività svolta nella comunità di Santa Luzia.
lunedì 23 gennaio 2012
LA "PASTORAL DA CRIANÇA "
Nata nel 1983, dall’impegno della dott.ssa Zilda Arns Neumann e con l’appoggio della Conferenza nazionale dei Vescovi Brasiliani (CNBB), la Pastorale si occupa della salute, della nutrizione e dell’educazione dei bambini dal concepimento ai sei anni di vita.
I suoi obiettivi sono: favorire la crescita e lo sviluppo integrale del bambino, il miglioramento della qualità di vita delle famiglie; per questo, la Pastoral è presente principalmente nelle periferie delle grandi città e nei centri rurali, dove maggiore è la povertà.
Le attività a favore dei bambini e delle gestanti sono svolte da volontari chiamati “líder” che vivono all’interno delle singole comunità: è attraverso il volontariato e una struttura agile e semplice che si riesce a realizzare una importante azione di solidarietà e di cittadinanza a costi molto bassi.
Le attività a favore dei bambini e delle gestanti sono svolte da volontari chiamati “líder” che vivono all’interno delle singole comunità: è attraverso il volontariato e una struttura agile e semplice che si riesce a realizzare una importante azione di solidarietà e di cittadinanza a costi molto bassi.
sabato 24 dicembre 2011
PREPARANDO IL NATALE... (scrive Carolina)
La Conferenza Nazionale dei Vescovi Brasiliani (CNBB) offre interessanti strumenti di riflessione per i tempi forti dell’anno liturgico: in preparazione al Natale propone una “novena” (nove incontri) da realizzare nelle case in piccoli gruppi. Lo spirito delle Sante Missioni Popolari, che stiamo vivendo, è ben inserito in questa proposta che stimola le comunità ad incontrarsi: fuori dalle chiese e vicino alle persone.
Personalmente apprezzo molto questa modalità di “farsi vicino” alla vita della gente e credo sarebbe una bella sfida anche per la Chiesa italiana.
In questo Avvento la Chiesa del Maranhão mette a disposizione delle comunità una novena che fa riflettere sul Natale ma anche sulla situazione della sanità nello Stato.
Introduce alcuni dati ed esempi concreti sulla situazione sanitaria, chiede di riflettere su quanto succede anche nella nostra città e sottolinea l’importanza del controllo che ogni cittadino può e deve esercitare sulle strutture pubbliche oltre al suo eventuale intervento in azioni caritative.
Nel sussidio è usata una tipica metodologia della Chiesa dell’America Latina che si riassume in tre azioni: Vedere - Giudicare - Agire.
Interessante la proposta dei Vescovi che chiedono a tutti di intervenire con gesti di solidarietà ma soprattutto controllando e segnalando i disservizi. I cittadini però fanno fatica a controllare e a reclamare per motivi comprensibili, è quindi necessario migliorare la coscienza critica aiutando, inoltre, a creare le condizioni perché questi motivi siano superati, e la Chiesa potrebbe contribuire in questo processo.
Credo che riflettere sulla nascita di Gesù abbia un peso diverso sapendo che nel Maranhão la mortalità durante il parto sta crescendo e non diminuendo come invece succede nel resto del Brasile (tra il 1998 e il 2008 il tasso di mortalità materna è sceso da 120 a 58 morti ogni 100.000 partorienti).
Il Brasile ha una legislazione molto buona in molti ambiti di welfare ma le difficoltà sorgono nel momento dell’attuazione concreta di quanto previsto dalla legge.
Nel 1990, in seguito ad un forte movimento popolare, il Congresso stabilì che la salute della popolazione era un dovere del sistema pubblico e promulgò la Legge 8.080 che all’art.3 recita: <<La salute ha come fattori determinanti e fondamentali, tra gli altri, l’alimentazione, la casa, l’acqua potabile ed il sistema fognario, l’ecologia, il lavoro, il reddito, l’educazione, i trasporti, lo svago e l’accesso ai servizi essenziali; il livello di salute della popolazione rivela l’organizzazione sociale ed economica del Paese>>.
La politica di salute in Brasile si chiama Sistema Unico di Salute (SUS) ed è diritto di tutti e dovere dello Stato. Secondo quanto scritto nel sussidio della Novena la buona attuazione di questo diritto è limitata in primo luogo dalla volontà di imprese private e di assicurazioni, che vendono Piani di Salute, di far fallire la sanità pubblica. In secondo luogo esiste la questione delle risorse: lo Stato riserva meno risorse per tutto l’insieme delle politiche sociali di quanto messo a disposizione per pagare gli interessi del debito pubblico, inoltre, il denaro a volte è mal utilizzato ed in alcuni casi rubato da persone corrotte. Un terzo problema è che in Brasile non si dà sufficiente attenzione alla prevenzione e alla promozione di una vita salubre.
Uno dei miei impegni qui è di visitare insieme a pe. Orazio e ad alcune signore della parrocchia il Socorrão che si trova vicino a Cidade Olimpica.
Il Socorrão è una sorta di grande Pronto Soccorso pubblico in cui si curano i casi urgenti e ci sono, di conseguenza, i reparti di chirurgia, ortopedia, rianimazione e pediatria, mentre per le altre esigenze ci sono, in centro città, altre strutture o ospedali specifici: per bambini, per le donne, per la maternità, per il cancro, ecc.
Il nostro gruppo fa semplicemente visite alle persone ricoverate, portando un saluto e la possibilità per chi lo desidera di raccontarsi un po’, confidando difficoltà, problemi, fatiche. Le persone ci raccontano (e vediamo con i nostri occhi!) dei lunghi tempi di attesa, delle difficoltà, del sovraffollamento dei reparti, della lontananza da casa e della precaria situazione igienico-sanitaria in cui si trovano paziente e acompanhante.
Ogni paziente, infatti, è accudito da un familiare o da un amico che rimane al suo fianco per tutto il tempo del ricovero; questa persona è chiamata acompanhante, e ha diritto a ben poco: a volte solo ad una sedia e a un po’ di cibo; per chi vive, come spesso capita, anche a duecento kilometri da qui significa rimanere con il paziente tutto il giorno e tutta la notte anche per intere settimane.
Nell’ultima visita abbiamo incontrato una signora che stava accudendo la madre anziana ricoverata da ben 8 mesi!
Le persone a Cidade Olimpica pregano molto, durante gli incontri e le celebrazioni, chiedendo la salute propria e delle persone care ed è comprensibile conoscendo quello che succede, a volte, solo per una gamba rotta.
Inoltre, in una situazione economica così precaria, una malattia è anche un problema dal punto di vista economico: infatti, come si può ben immaginare, pagando si ottiene un’assistenza migliore, una maggiore rapidità ma le cifre chieste sono, per la media della popolazione, esorbitanti. Si arriva anche a due salari minimi per delle analisi del sangue!
Queste visite ed i racconti di persone che conosco mi toccano e fanno riflettere, mi interrogo e mi sento turbata perché, pur vivendo qui, sono una privilegiata che può permettersi di curare la propria salute senza indebitarsi, senza rinunciare al cibo, alla casa, ecc. come invece può succedere ad una mia vicina di casa.
Non credo di poter cancellare questo ma credo mi sia chiesto d’imparare a condividere sempre più: gioie, dolori e la “lotta” per i diritti fondamentali che la gente del Maranhão deve fare tutti i giorni.
Il Figlio di Dio è nato e nasce sempre in una periferia, in un luogo lontano che non è per nulla adatto a Lui ma adatto ad incontrare l’Uomo.
Un augurio di cuore perché tutti quelli che credono sappiano riconoscere questo Dio Bambino che arriva nei luoghi e nelle situazioni più lontane e difficili sempre prima di noi!
Sereno Natale!!
Maria e Carolina
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